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Terzo Tempo di Flavia Carletti

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La volatilità dei mercati non è finita

Per una volta si parla di economia… o più precisamente di mercati. Alla luce delle turbolenze che stanno scuotendo le Borse internazionali in questo periodo, ho avuto modo di intervistare per Il Sole 24 Ore Radiocor, Mario Spreafico, direttore investimenti di Citigroup Italia. Ecco cosa ne pensa:

"La volatilità di questi giorni è eccezionale ma va considerata in proporzione a quanto sono stati eccezionali i mercati negli ultimi anni" ha detto Mario Spreafico a Radiocor, aggiungendo che "la volatilità non è finita e durerà fino a quando non ci sarà chiarezza sulle previsioni sull’economia, in particolare quella degli Stati Uniti".

"Si può dire che gli ultimi quattro anni e mezzo, fino all’estate scorsa, sono stati ininterrottamente positivi. Quello di questi anni è stato uno dei cicli positivi per i mercati più lunghi della storia" ha proseguito Spreafico. "Dal momento in cui sono venuti meno alcuni elementi, si sono verificate alcune anomalie, per esempio la situazione di difficoltà del credito, e si è generata una correzione" ma, ha aggiunto, "io non mi stupirei della volatilità di questo periodo, i mercati stanno facendo i conti con la nuova realtà. Era inevitabile una esagerazione di questo tipo dopo quanto accaduto". Per contribuire a migliorare la situazione, ha detto il direttore investimenti di Citigroup Italia, "quanto ha fatto la Federal Reserve è stato importante, perché ha dato un segnale di presenza forte, e ci saremmo aspettati lo stesso dalla Banca centrale europea, ma non è avvenuto". Alcune delle chiavi della svolta potrebbero essere "una politica monetaria europea più flessibile", ha sottolineato, e soprattutto "l’andamento del prezzo del petrolio" perché "le attuali quotazioni incorporano un premio al rischio troppo alto rispetto a quella che è la reale domanda". Inoltre, ha concluso Spreafico, "se il prezzo del petrolio scenderà potrà dare una mano a contenere le aspettative sull’inflazione, soprattutto in Europa e in tutti i Paesi industrializzati".