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Sei Nazioni, il punto di vista degli altri. Linea diretta con Mark Palmer da Glasgow

6_nati~1 A tre giorni dal match tra Scozia e Italia per la terza giornata del Sei Nazioni 2009, Terzo Tempo ha il piacere di ospitare il commento di Mark Palmer, giornalista che scrive da Glasgow per il  The Sunday Times.

 

 

È sempre così quando l'Italia e la Scozia si incontrano. Si gioca tutta una stagione, tutto un torneo, in una partita sola. Stavolta, però, la posta in gioco è più alta che mai. Per Nick Mallett e Frank Hadden, c'è in ballo un futuro intero. Chi dei due allenatori uscirà vincente dall'incontro di Murrayfield sabato prossimo eviterà quasi sicuramente il malfamato cucchiaio di legno a fine torneo. Colui che perde, invece, potrebbe pagarlo caro, anzi carissimo. Magari anche con il proprio lavoro.

 

Alle prime dichiarazioni critiche sulla prestazione di Mallett (alcune apparse anche sul nostro giornale da un giudice rispettato come Massimo Cuttitta) fanno eco le parole dei sempre più numerosi critici di Hadden, che si sono fatti avanti qui in Scozia.

 

Dopo un primo anno molto promettente (nel Sei Nazioni del 2006, la Scozia vinse ben tre partite, una al Flaminio),  il commissario tecnico della nostra nazionale ha smesso quasi subito di convincere. Grazie a una vittoria molto sofferta contro gli Azzurri a Saint’Etienne riuscì a raggiungere i quarti di finale dei mondiali francesi, ma da quel punto in poi, non ha mai trovato un gioco o un approccio coerenti. Delle ultime 12 partite nel Sei Nazioni, la Scozia ne ha vinte solo due. Nel torneo dell'anno scorso, se l'Italia avesse segnato un solo calcio o un solo drop in più, la formazione di Murrayfield sarebbe rimasta ultima in classifica per il secondo anno di fila.

 

Nonostante il suo contratto chieda almeno due vittorie stagionali, Hadden, che ne aveva consegnato solo una, contro l'Inghilterra, si è tenuto il posto dopo un periodo di consultazione con la Scottish Rugby Union. Secondo le più attendibili indiscrezioni, però, non sarà così fortunato quest'anno se le cose andranno altrettanto male.

 

In pratica, Hadden ha tre partite per salvarsi la pelle. Deve prima battere l'Italia, e poi centrare un'altra vittoria contro una temibile Irlanda e un'Inghilterra che ha fame di redenzione dopo un periodo di brutte sconfitte e strategie illogiche. Un'Inghilterra che vorrà riprendersi la Calcutta Cup, rimasta a Edimburgo dopo una partita assai particolare quasi un anno fa.

 

Hadden è un grande esperto di sopravvivenza. Sa vincere quando assolutamente deve, come si può constatare da quel risultato così inaspettato contro gli inglesi e una prima vittoria su terra argentina tre mesi più tardi. Ma altrettanto ovvio è il fatto che c'è qualcosa (anzi molte cose) che non funzionano come dovrebbero, sia nella sua squadra che nella sua testa.

 

Tutte e due le partite giocate dalla Scozia finora nel torneo sono state segnate da delle decisioni sue pressoché assurde e, guarda caso, da due sconfitte deprimenti.

 

La prima, 13-26 contro il Galles, è stata resa quasi inevitabile dalle scelte di Hadden, il quale non ha convocato  né Thom Evans (il capocannoniere della Magners League) né Chris Paterson, il miglior giocatore al mondo per quanto riguarda i calci piazzati. Rinunciando così a punti più o meno garantiti, Hadden ha rovinato in un istante l'entusiasmo che cresceva in quei giorni nei pensieri dei tifosi scozzesi, i quali hanno assistito poi alla scena tanto triste quanto patetica di una Scozia che non sapeva difendersi e che non aveva le armi per attaccare.

 

Sei giorni dopo a Parigi, Hadden ha cambiato idea sul conto di Evans, e pure su quello di suo fratello Max, l'unico tre quarti scozzese che era stato in grado di far paura ai gallesi, sebbene fosse partito in panchina. Nello Stade de France, tutti e due gli Evans hanno dato una bellissima prova di grinta, voglia e fantasia, ma gli sforzi loro e degli altri tre quarti sono stati traditi da una mischia a dir poco imbarazzante

 

Quando Jim Hamilton si è fatto male a una spalla dopo appena 18 minuti, la Scozia è rimasta con due breakaway, Simon Taylor e Jason White, in seconda linea,  il risultato più che prevedibile della scelta di Hadden di non mettere in panchina qualche alternativa specializzata. Con un pilone destro (Alasdair Dickinson) che di solito gioca dall'altra parte, la mischia è rimasta sbilanciata e disorganizzata e i tre quarti non hanno mai avuto una base concreta su cui cercare di costruire.

 

Euan Murray, il pilone destro più temuto di queste isole, ci sarà contro l'Italia e si spera che con lui tornerà anche un po’ di coerenza e di aggressività. Qualità che ci vorranno contro una mischia così forte e dominante come quella degli Azzurri ha tutte le possibilità di essere. Secondo tanti, L'Italia si batte con un gioco fluido, pieno di movimento, che limita l'influenza dei loro avanti. Hadden ci ha provato, nel 2007 a Murrayfield, quando chiese ai suoi di osare, di rischiare, di cercare le ali appena possibile. Con quale esito lo sappiamo tutti. Per tenersi in vita come allenatore, questa è una partita che deve saper vincere, e sicuramente non può perdere.

 

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