Dire che il rugby italiano non sta attraversando uno dei suoi momenti più felici è dire poco. Prima sono arrivati i deludenti risultati della Nazionale italiana, le polemiche e le critiche. Poi è arrivato il parere sulle candidature per ospitare i mondiali di rugby del 2015 e del 2019 e, anche se i giochi non sono ancora fatti, il sogno italiano di poter dare casa almeno a uno dei due eventi sembra ormai sfumato. Ora, ciliegina sulla torta, arrivano le polemiche sulle candidature italiane alla Celtic League e le minacce di portare via il Sei Nazioni da Roma (per portarlo dove?!). Il presidente della Federazione italiana rugby è protagonista in entrambe le vicende. Di fronte all’esclusione del Veneto dalla Celtic League, con la bocciatura della candidatura del Benetton Treviso, ha messo in dubbio la solidità di quella dei Pretoriani. Infatti, come recita un comunicato della Fir, “a seguito delle obiezioni mosse dalle entità sportive che hanno visto respinte le proprie richieste di partecipazione alla Magners Celtic League, ha dato mandato ai legali della Federazione al fine di verificare la correttezza e la legittimità della procedura seguita nel processo di valutazione delle candidature”. Quindi, “successivamente all'esito delle verifiche in atto, l’argomento potrà essere posto nuovamente all’ordine del giorno del Consiglio federale”. In qualità di presidente, comunque, ha assistito e partecipato anche al precedente Consiglio, quello dal quale sono usciti i nomi di Aironi e Pretoriani. Non sarebbe stato meglio fare controlli magari più rigidi o rigorosi prima (sempre che quelli fatti non lo siano già stati), invece, di dare mandato ai legali per fare verifiche una volta raggiunto l’esito.
Discorso diverso quello sul Sei Nazioni. La minaccia è sembrata un messaggio abbastanza esplicito all’amministrazione locale. E infatti oggi dalla Fir è arrivato un altro comunicato. “Non è volontà della Federazione lasciare Roma, ma non possiamo rimanere nella situazione di precarietà in cui, ad oggi, si trovano le infrastrutture dello Stadio Flaminio. Il 30 giugno 2010 metteremo in vendita i biglietti per l’edizione 2011 del Torneo, se entro quella data i lavori di ammodernamento non saranno stati completati ci vedremo costretti, nostro malgrado, a prendere in considerazione una sede alternativa”. Così oltre alla minaccia è arrivato anche l’ultimatum.
Il dubbio è che giocando su due fronti, Sei Nazioni e Celtic League, non si voglia scontentare nessuno, scontentando comunque qualcuno. Ovvero, si minaccia Roma di portare via il Sei Nazioni, si rifanno controlli sulle candidature per la Celtic League, con il risultato magari di lasciare il Sei Nazioni a casa sua, dove non può che stare, e portare la lega celtica più a Nord, nel Nord-Est per la precisione. Due franchigie del Nord però rischierebbero di ammazzare quei piccoli e fragili germogli del movimento al Sud e al Centro. Se si vuole trasformare il rugby nello sport solo di una parte del Paese, la strada appare chiaramente già segnata.
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Commenti
m-urc 24/lug/2009 09:36:55
mo.tre 30/lug/2009 12:08:04
Flavia 03/ago/2009 13:29:20
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