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Terzo Tempo di Flavia Carletti

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“Invictus” esce nelle sale italiane, Eastwood poteva fare di meglio

Invictus4 Arriva nelle sale italiane “Invictus”, l'ultimo film diretto da Clint Eastwood, con Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela e Matt Damon in quelli di Francois Pienaar, capitano della Nazionale di rugby del Sudafrica campione del mondo nel 1995. Mandela e il rugby sono i due protagonisti di questo lavoro, candidato a due premi Oscar ma grande escluso dalle categorie miglior film e miglior regia, su cui Eastwood puntava molto. La storia parte dall'11 febbraio 1990, quando Nelson Mandela, considerato il terrorista più pericoloso del Sudafrica da una parte della popolazione del Paese, viene liberato dopo 27 anni di prigionia, per ritrovarlo quattro anno più tardi primo presidente nero della Repubblica, che per decenni aveva instaurato un durissimo regime di segregazione razziale. Una volta salito al potere, Mandela si trova davanti le sfide che un qualsiasi capo di Stato deve affrontare, aggravate dalle forti tensioni razziali, dalle difficoltà economiche, dalle rivendicazioni della maggioranza della popolazione nera che per anni ha subito il potere della minoranza bianca. Ed è qui che entra in gioco il rugby. Dopo un primo antipasto, durante il quale si vede un bellissimo e curato campo da rugby su cui si allenano solo ragazzi bianchi, contrapposto a uno, che già definire campo da gioco è difficile, su cui un gruppo di ragazzi neri gioca a calcio, si arriva alla prima partita della Nazionale di rugby con Mandela presidente del Sudafrica. Con forte pragmatismo e lungimiranza politica, Mandela si rende conto che il rugby può essere la chiave per non dividere il Paese ma anzi per unirlo. Gli Springbooks, la nazionale sudafricana di rugby, gli idoli della minoranza bianca odiatissimi dai neri, possono trasformarsi nel collante per rimettere insieme i pezzi di un Paese profondamente diviso. Il film racconta il sogno di un uomo che ha cercato di riappacificare bianchi e neri, che con lo slogan “One team, one Nation” (Una squadra, una Nazione) ha portato i Bokke, tutti afrikaner e inglesi con la sola eccezione di Chester Williams, ad allenarsi nelle township abitate dalla popolazione nera, a diventare i campioni di tutti i sudafricani fino alla vittoria nella Coppa del Mondo di rugby del 1995, giocata proprio in Sudafrica. E fin qui la trama: una bella storia, vera, tratta dal libro “Ama il tuo nemico” del giornalista John Carlin. Dove però nel libro vengono raccontate le grandi tensioni che hanno attraversato il Paese in quegli anni, dando la parola anche a chi è stato avversario di Mandela, nel film si lascia solo intravedere questa situazione di difficoltà che il Sudafrica stava vivendo in quegli anni. L'opera di Eastwood è una biografia del presidente sudafricano, o meglio racconta una parte della sua vita, puntellata, sempre più verso il finale, da immagini di gioco. Non si può dire che sia un film brutto o non riuscito ma appare troppo come un compitino. La sensazione è che manchi la tensione, manchi forza. In un film dal finale già noto diventa importante come si arriva alla fine della storia, come viene costruita la vicenda, come si crea tensione, sentimento, anche emozione. Ecco, in “Invictus” è questo che manca: l'emozione. E forse anche un po' di realismo nelle immagini sportive. Bisogna dire che rendere lo sport in un film è l'impresa più difficile per un regista, però sentire tonfi e rumori più da football americano, proprio delle corazze che portano nello sport più amato dai tifosi a stelle strisce, per chi conosce il rugby non aiuta a godersi lo spettacolo.